COLLECTIONS 2018

Il 15 maggio prenderà avvio la seconda edizione del Brescia Photo Festival, iniziativa avviata nel 2017 con il coinvolgimento di numerose realtà cittadine e con importanti partnership di livello internazionale. Dopo l’edizione 2017, intitolata “People” e dedicata al fotogiornalismo, il 2018 celebrerà il tema del collezionismo fotografico con una rassegna denominata “Collections”. Al centro dell’attenzione sarà dunque l’arte del collezionare immagini: dall’accumulo quantitativo alle scelte mirate, dall’approccio monotematico a quello enciclopedico, dalla pura necessità estetica alla ricerca filologica sistematica.

La mostra personale al Museo di Santa Giulia dell’edizione di quest’anno è dedicata a Ferdinando Scianna. Fotografo umanista, è il primo grande reporter italiano a far parte dell’agenzia Magnum, invitato da uno dei suoi fondatori: Henri Cartier-Bresson. Scianna è legato a Brescia anche dal servizio che ha storicizzato Ouverture; la mostra di Mimmo Paladino, artista e amico con cui collabora da anni, che ha sovvertito la storia della città e dei suoi musei, è che diventata anche un libro con immagini al contempo iconiche e intime.

Il titolo dell’esposizione e di questo libro è Cose e propone un doppio percorso: le immagini di una “collezione ideale” composta da ottanta “oggetti trovati”, fotografati negli anni e poi scelti dall’autore per diventare un magnifico racconto polifonico; una selezione di dieci “oggetti necessari”, acquistati da Scianna nei corso dei suoi innumerevoli viaggi, in Italia e nel mondo. Dieci “pezzi” scelti e proposti, in prima assoluta, tra le centinaia di cose che ha raccolto, spinto da una indescrivibile necessità, spesso dopo lunga contrattazione, e che gelosamente conserva nella sua casa milanese.

Scianna pubblica poco più che ventenne con Leonardo Sciascia Feste religiose in Sicilia, il volume con cui vincerà il prestigioso premio Nadar, che già raccontava, di fatto, un mondo di cose venerate e ostentate. “L’affermazione di Chesterton che bisogna fare il giro del mondo per ritrovare la propria casa, si può rovesciare in questa, che bisogna fare il giro della propria casa per ritrovare il mondo” è una frase di Sciascia tratta da Fine del carabiniere a Cavallo (Adelphi, Milano 2016) che rende perfettamente l’idea dell’approccio collezionistico di Ferdinando Scianna, sì fotografo, ma anche antropologo, scrittore e giornalista che qui svela un aspetto inedito del suo perenne peregrinare.

Ogni sua “conquista” è qui esposta, come in un museo privatissimo, accanto a tre foto che chiariscono i contorni del viaggio in cui è stata raccolta e a un testo, sempre dell’autore, che racconta il “colpo di fulmine”, lo scambio di sguardi che ha reso necessario possedere cose solo apparentemente di poco conto. Ed ecco qui insieme ottanta immagini di oggetti “impossibili” e un giro del mondo in dieci cose, dalle cere votive di Polsi e agli Ekeki boliviani, dalle terrecotte di Ocumichu alle anime del Purgatorio della tradizione napoletana, dai toreri madrileni, rigorosamente “in bronce”, ai cavallini siciliani. Quindi, buon viaggio e “tante cose” a tutti.

Luigi Di Corato