ELISABETTA CATALANO. RITRATTI DELL’ARTE.

Elisabetta Catalano.
Ritratti dell’arte

dalla collezione di Massimo Minini

 

Orari di apertura

Martedì – venerdì dalle 9.00 alle 17.00
Sabato dalle 10.00 alle 21.00
Domenica dalle 10.00 alle 18.00
La biglietteria chiude un’ora prima.
Chiuso tutti i lunedì non festivi.

 

Elisabetta Catalano è la mitica fotografa romana che ha ritratto nei ‘60/‘70/‘80 tutti i grandi di passaggio o di stanza a Roma. In quegli anni la città eterna non era solo la capitale italiana ma una delle città più importanti al mondo.

Siamo nel dopoguerra, la ricostruzione, il miracolo. L’Italia ha perso la guerra ma vinto la pace. Anche se siamo sotto controllo, come vedremo; l’italiano è felice, canta, nasce Sanremo, Cinecittà impazza, attori da tutto il mondo vengono a Roma dove si girano colossal come Ben Hur o I dieci comandamenti, dove il neorealismo (poveri ma belli) ci porge un’Italia in bianco nero con i film di De Sica, Rossellini, Monicelli, dove si può beatamente girare in Vespa sul sellino posteriore con le gambe accavallate come Audrey.

L’Italia un po’ più scafata si presenta invece con Fellini, Antonioni, Visconti: un tris d’assi impareggiabile, con vette mai più raggiunte dopo.

Elisabetta è lì e proprio sul set di otto e mezzo fa la sua prima apparizione. Fellini la chiama, una piccola parte, poi lei impugna la macchina fotografica e subito si accorgeranno del suo talento.

Lo affinerà negli anni in cui il cinema esplode. Con Monica Vitti, Stefania Sandrelli, Claudia Cardinale, Lucia Bosè e Silvana Mangano, con gli shorts più hot mai visti (per quei tempi).

Nonsolocinema, nonsolomoda, Valentino e le Fendi, le sorelle Fontana e Capucci, via Veneto con i paparazzi, colleghi di Elisabetta come Tazio che becca Walter Chiari con Ava Gardner e viene preso a calci.

E che dire degli scrittori: Roma è la citta di Pasolini, Moravia, Calvino, Parise, Sciascia. Tra chi scrive i più vicini erano i critici d’arte e gli storici. Inutile ricordare Brandi, Zeri, Argan, Briganti, Fagiolo dell’Arco, fino a Crispolti, Calvesi, Bonito Oliva.

E per Elisabetta è un invito a nozze. Dicono i detrattori che facesse foto patinate.

Forse, ma era la patina di quei tempi, di Aichè Nanà che faceva il primo spogliarello, di Mastroianni, la patina dei dipinti di Schifano, Angeli, Festa, Titina, Accardi, Burri, Kounellis, Giosetta…

Era anche la città dei politici, Roma capitale, e Catalano ritrae molti di loro, ma non Aldo Moro che si nega nella sua algida difesa anti mondana. Andreotti invece ci sta e si mette sul poggiolo in poltrona con il cupolone alle spalle e le dita incrociate in modo strano, un po’ come mi pare facciano certi Massoni. Chissà se era voluto o casuale.

Massimo Minini,
Galleria Massimo Minini

 

Museo di Santa Giulia,
dal 2 maggio all’8 settembre.

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