HAPPY YEARS. SORRISI E MALIZIE NEL MITO DI BETTY PAGE E NEL MONDO DELLE PIN UP.

Happy Years.
Sorrisi e malizie nel mito di Betty Page e nel mondo delle pin up.

a cura di Renato Corsini e Francesco Fredi

 

Orari di apertura

Martedì – domenica dalle 15.00 alle 19.00
Chiuso tutti i lunedì

 

All’inizio, a ridosso della prima guerra mondiale, le “pin up” erano immagini “da appendere” volute dal presidente americano Nilson per creare stimoli visivi all’arruolamento militare maschile.

Simboli di una femminilità naturale e non artefatta, capaci di trasmettere un inno alla pura gioia e a una sensualità disinibita ma mai volgare, le pin up diventarono ben presto, e inconsciamente, la rappresentazione di un’epoca, capaci di coinvolgere un pezzo d’America. Furono, in effetti, un momento di cambiamento sociale anche rispetto al ruolo della donna che cominciava a impegnarsi per affermare i propri diritti.

Maria Elena Buszeh asserisce che “le pin up hanno favorito uno dei modelli attraverso i quali le donne hanno potuto diventare icone della femminilità contemporanea”.

A metà degli anni 50, in un’America postbellica dove, sotto la presidenza di Eisenhower, il fatto di posare nude era ancora considerato un reato perseguibile, Betty Page scardinò quelle ipocrisie sociali diventando l’ignara paladina di una libertà sessuale destinata a caratterizzare gli anni a seguire. Scoperta dai fratelli Claw, ebbe la sua definitiva consacrazione con la pagina centrale di Playboy nel 1955.

La mostra, insieme alle immagini di Betty Page scattate da Paula Claw, propone un inedito reportage realizzato da Nicola Sansone sull’America di quel periodo accanto a pubblicazioni e documenti originali d’epoca. L’editoria americana del settore fu infatti particolarmente fertile nella produzione di riviste in cui il mito delle pin up veniva esaltato e proposto come autentico esempio del potere delle immagini nell’evoluzione dei costumi. Anche in Italia sorsero nostrane imitazioni che, rifacendosi ai maestri della grafica come Alberto Vargas e Gil Elvgren, importarono quel genere di immagine femminile che è facile trovare ancora oggi in parecchi messaggi pubblicitari.

A imitare Betty Page sono state in tante e tanti i fotografi che ne hanno percorso il mito; da Dita Von Teese negli scatti di Peter W. Czernich alla odierna rivalutazione dello stile Burlesque realizzati da Maurizio Marcato. Immagini che trovano spazio nella mostra, accompagnate da puntuali testi che ne contestualizzano l’importanza come fenomeno di costume.

 

Ma.Co.f. – Centro della fotografia italiano,
dal 2 maggio al 31 luglio.

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