JULIA MARGARET CAMERON.

Julia Margaret Cameron.

dalla collezione di Massimo Minini

 

Orari di apertura
Martedì – venerdì dalle 9.00 alle 17.00
Sabato dalle 10.00 alle 21.00
Domenica dalle 10.00 alle 18.00

Da martedì 18 giugno a domenica 8 settembre
Martedì – venerdì 10:00-18:00
Sabato – domenica e festivi 10:00-19:00

La biglietteria chiude un’ora prima.
Chiuso tutti i lunedì non festivi.

 

La grandissima fotografa inglese Julia Margaret Cameron, nata Pattle (1815 Calcutta, India – 1879 Kalutara, Sri Lanka) moglie di Charles Hay Cameron e amica dei grandi come il poeta Lord Tennison, dello scrittore Thomas Carlyle, di Virginia Wolf nientemeno, di Darwin, del reverendo Lewis Carrol, reverendo sì, ma con la passione delle ragazzine, amica di Dante Gabriele Rossetti e dei preraffaelliti, sviluppa, all’inizio della nuova era, l’era della fotografia, nuovi modi di espressione.

Seguendo i gusti dell’epoca, o forse fondendoli, le sue immagini sono una messa in scena che si riferisce ai tempi beati quando Beatrice Cenci sognava. E infatti una delle fotografie in mostra raffigura una modella che Julia ha acconciato nel modo in cui pensava fosse agghindata Beatrice.

In un’altra immagine qui in mostra vediamo su un fondo di foglie scure una ragazza dallo sguardo allucinato che guarda diritto in camera: è Alice Liddel, sì proprio lei, che il voyeur Reverendo Lewis Carrol fa vivere nel giardino delle meraviglie. Il giardino qui nella foto è lì, subito dietro, nelle foglie scure di una siepe che come una cortina rassicurante coprono le spalle di Alice, ormai grande.

Julia è un’agiata signora inglese che, immaginiamo ma non siamo lontani dal vero, beve il tè alle 5pm, parla del più e del meno con le amiche verso la fine dell’era vittoriana, senza accorgersi che Carlo Marx lì a due passi da lei le sta cambiando il mondo sotto i piedi. La rivoluzione industriale che le nasce intorno non la sfiora nemmeno ma sicuramente ha un’eco nel suo lavoro.

Dall’isola di Wight dove lei vive in una località amena dal nome gentile – Freshwater – alla lontana Ceylon, suo buon ritiro degli ultimi anni, un profumo di té l’accompagna.

Ai suoi tempi non fu capita: ai concorsi cui partecipava, raramente veniva premiata. Le sue foto erano fuori fuoco e quindi non aderenti ai canoni del momento. In fondo c’è voluto Gerhard Richter per sdoganarla.

Nelle ultime fotografie non ci saranno più citazioni colte del rinascimento ma ritratti di contadine del Ceylon.

In fondo scrivendo queste poche considerazioni su Cameron e Catalano mi accorgo di una comune situazione: entrambe vivono in un mondo fatato che è in bilico tra un passato. di sogno, di felicità, di ricchezza, di bellezza, di nobiltà e un altro mondo che avanza prepotente: il mondo della produzione dei viaggi, della comunicazione. Un passato coloniale che è ancora presente ma sta per scomparire sostituito da una società diversa più dura, tanto reale questa quanto irreale era la precedente, forse mai esistita davvero ma costruita con forza mentale e desiderio di «calme, luxe et volupté»…

Massimo Minini

 

Museo di Santa Giulia,
dal 2 maggio all’8 settembre.

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