L’ETÀ DELL’ELEGANZA

L’età dell’eleganza
Memorie fotografiche dalle collezioni di nobili famiglie

Montichiari, Museo Lechi

19 maggio – 9 settembre 2018

 

La piacevole ricognizione tra gli album fotografici di archivi privati bresciani, in vista della ristretta selezione di immagini qui compiuta, ha rivelato l’encomiabile impegno che gli eredi di alcune antiche famiglie mantengono da sempre e per tradizione nel conservare un patrimonio documentario prezioso. Grazie a loro questa mostra può contare su un centinaio di fotografie, databili tra il 1858 e il 1914, presentate attraverso riproduzioni ingrandite tratte da originali. Una scelta che si è resa necessaria per meglio osservare le piccole dimensioni dei formati ottocenteschi e per preservare da una dannosa esposizione alla luce gli esemplari antichi.

Queste fotografie non hanno mai perso il loro valore esemplare. In esse vi è l’essenza di un gruppo sociale ben preciso e oggi ormai scomparso, che posò di fronte all’obiettivo fotografico non per frivolo narcisismo ma per senso di appartenenza, esercitando quell’arte di apparire che solo l’aristocrazia della vecchia Europa seppe magistralmente unire alla consapevolezza del proprio ruolo.

Ci troviamo così ad osservare un affascinante caleidoscopio tematico: il ritratto famigliare, i travisamenti in costume, i teatrini domestici, il viaggio, la villeggiatura, gli appuntamenti mondani. Momenti vissuti con eleganza e ritualità, due concetti forse vuoti di significato se non fossero stati regolati all’epoca da un codice di comportamento che, nonostante tutto, ancora sopravvive nella nostra quotidianità come ultimo lascito, per l’appunto, dell’élite sociale che lo creò.

Alcune tra le personalità rintracciate meritano un cenno, come il generale Teodoro Lechi, fotografato nel 1864 accanto al puntale di una bandiera, allusivo all’epopea napoleonica e risorgimentale o il diplomatico Alessandro Fè d’Ostiani, ritratto intorno al 1872 nell’alta uniforme di ambasciatore italiano in Cina e Giappone. Diogene Valotti, il primo sindaco di Brescia dopo l’unità d’Italia, è anche tra i primi a farsi fotografare nel 1859 con la moglie e il figlio.

Famiglie Agliardi e Moroni davanti a villa Agliardi a Faverzano (Brescia), 1885

Nel 1910, dalla villa di Isola del Garda, una donna con un tipico copricapo russo spinge lo sguardo ai confini del lago, è l’arciduchessa Maria Sergeevna Annenkova, figlia adottiva dello Zar Nicola I e moglie di Gaetano de Ferrari. Altrove la nobiltà gioca ad invertire le parti inscenando curiosi quadri viventi. Isabella Brunelli Ugoni posa in abito da contadina nel preciso atto di “pettinare” la fibra di canapa per dividerla dalla stoppa. Mentre i fratelli Bernardo e Filippo Salvadego Molin vestono gli abiti tradizionali sardi assieme a un gruppo di amici, tra i quali al centro si riconosce il duca Amedeo di Savoia.

Pur diverse per soggetti e ambientazioni le immagini scelte sono tutte accomunate dal desiderio di autorappresentarsi al meglio, scegliendo la posa più eloquente, l’abito e gli accessori più adatti per l’occasione.

Nell’Ottocento e fino alla Prima Guerra Mondiale, l’etichetta guidava la scelta della tenuta più appropriata fornendo chiare indicazioni, a seconda dell’occasione, del momento della giornata e del livello della compagnia che si frequentava, obbligando le signore a ripetuti cambi d’abito nel corso della giornata. Gli uomini e le donne che appartenevano, o che ambivano ad appartenere, alla high life sapevano che era d’obbligo dimostrare la loro conoscenza della società attraverso gli abiti che indossavano.

Queste regole sociali, di chiara derivazione aristocratica, presenti già durante tutto l’Ottocento, si intensificarono e complicarono sempre più a partire dall’ultimo decennio del secolo con l’introduzione della pratica sportiva, aperta anche alle donne, e di nuovi rituali di moda, di derivazione anglosassone, come il rito del tè o la maggiore frequentazione di spazi mondani all’aria aperta, come per esempio i garden party o le corse agli ippodromi. Questa etichetta veniva definita con precisione dalle riviste di moda, per esempio il parigino “Le Moniteur de la Mode” o il milanese “Margherita. Giornale delle Signore Italiane”, e dai manuels de savoir-vivre.

Le fotografie esposte in questa mostra sono state stampate su carta fine art da NewLab (Brescia)

La mostra partecipa al Brescia Photo Festival 2018 e nasce dalla collaborazione con Ma.Co.F. – centro della fotografia italiana

Mostra a cura di Paolo Boifava con la collaborazione di Beatrice Bianca Bertoli e Matteo Pontoglio Emilii

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