Nur. Appunti afghani

La stanza delle biciclette – Via delle Battaglie 16 

10 marzo – 1 aprile 

Un viaggio solitario con bus, taxi, cavalli, camion, a dorso di yak, dividendo il cibo, il sonno, la fatica, la fame,
il freddo, i sussurri, il riso, la paura. Dal confine iraniano a quello cinese, armata solo di taccuino e Leica. Un mondo che dalla Maillart a Bouvier gli europei amarono, la culla del Sufismo e di un Islam tollerante che ora, dopo anni di presenza militare, si rinuncia a conoscere. 
Terra di poeti odiata dai Taliban, di sole abbacinante e cieli sconfinati, minacciata dallo scontro bipolare. Un Paese dove la donna è schiacciata dal tribalismo e l’oppio è la sola medicina dei poveri; dove si rischia la vita solo andando a scuola e in periferie disperate 
i bambini alle quattro del mattino vanno a prendere l’acqua.
 Ma un Paese capace di sorriso e ironia, rispettoso degli anziani, conscio che il futuro è nella scuola, per bambini che domani saranno uomini.
 Nel giardino luminoso dell’Afghanistan ho trovato focolai di speranza nei posti più insperati, nel fondo più nero della disperazione.