Un occhio fotografico può vedere tutto tranne sè stesso

Albaareagallery – Corsetto Sant’Agata 22, Brescia 

10 marzo – 31 marzo 

La nuova esposizione di Alba Area Gallery si inserisce nel programma della prima edizione del Brescia Photo Festival organizzato da Fondazione Brescia Musei e Macof in collaborazione con il Comune di Brescia, Fondazione ASM, MACO e LABA. La mostra «UN OCCHIO FOTOGRAFICO PUÒ VEDERE TUTTO TRANNE SE STESSO» si interroga sull’identità e l’impiego tecno-poetico del mezzo fotografico, offrendone diverse declinazioni, sia da un punto di vista tematico sia sotto il profilo concettuale. In quasi tutte le opere esposte possiamo infatti assistere (finanche immedesimarci) in uno “sguardo dal di fuori” più che dall’interno. È ciò che accade negli scatti di Radu Galli, il quale rievoca un vissuto e un’inadeguatezza rispetto alla realtà, ma non già per denunciare il proprio disagio infantile bensì per dichiarare il suo attuale desiderio di riscatto.

Anziché celarsi dietro l’obiettivo fotografico, Simone Abrami sceglie invece di mostrarsi allo spettatore, inscenando situazioni che denotano un forte valore scultoreo e performativo. Se l’immagine fotografica rivendica un ruolo attivo da parte dell’operatore che guarda il mondo attraverso l’otturatore, Elena Federici pone il fruitore in una situazione diametralmente opposta, in cui il desiderio voyeuristico è associato a un ruolo distruttivo, tale da vanificare la memoria che ogni pellicola custodisce. Facendo il verso al pittorialismo, Alessandra Dall’Ara sfrutta la riproduzione fotomeccanica per ritoccare i volti di donne ritratte tra il Seicento e l’Ottocento, sottoponendole a veri e propri interventi di cosmesi estetica. Spiccatamente rarefatta è l’opera di Silvia Mariotti che, come suo solito, scandaglia i contesti geografici per riconoscere in essi non solo sensibilità paesaggiste ma anche (e sempre) le loro implicazioni antropiche. Infine, Alberto Zanchetta, curatore della mostra, indaga la consuetudine – tipica di gran parte dell’arte contemporanea – di ricorrere a materiali preesistenti, passibili di essere reinventati e manipolati a piacimento; allo stesso tempo vanifica però ogni apporto artistico per mettere in evidenza un approccio archivistico, in cui una serie di fotografie anonime degli inizi del secolo scorso permettono di riflettere sull’incredibile sviluppo della rivoluzione industriale, e la conseguente “dismisura” tra l’individuo e la macchina. Uno degli intenti di «UN OCCHIO FOTOGRAFICO PUÒ VEDERE TUTTO TRANNE SE STESSO» è porre l’attenzione su ciò che è “autentico”, e ciò che invece è semplice “verosimiglianza”, perché non si può soltanto riprodurre e rappresentare il reale, è anche possibile creare una profonda relazione tra l’artista e il proprio mezzo espressivo.